Ecco perché fare Arti Marziali è come andare al mare!

arti marziali viaggio

 

Ci sono un padre e un figlio che sono appena partiti per le vacanze.

Sono diretti al mare e poiché abitano a Trento il loro viaggio comincia da lì.

Il bambino non ha mai visto il mare dal vivo, non ha mai viaggiato prima ed è abituato solo a piccoli spostamenti nei dintorni della città.

Dopo circa mezz’ora di strada, il bambino inizia ad avere qualche dubbio perché fuori dal finestrino vede solo montagne, e così chiede al padre: “Ma siamo sicuri che stiamo andando al mare? Io vedo solo montagne”.

Il padre lo rassicura dicendogli che prima di arrivare al mare dovranno fare un lungo viaggio e, che in quella parte di strada, è normale incontrare solo montagne.

Dopo un altro quarto d’ora, il bambino, però, è già stufo, perché in autostrada c’è molto traffico e il viaggio sembra un’esperienza di gran lunga peggiore di restare a casa a giocare con la Playstation, così chiede al padre: “Ma siamo sicuri che stiamo andando in vacanza? Siamo sicuri che andare al mare sia una cosa bella?”.

Il genitore ancora una volta con pazienza lo rassicura, ma non fa nemmeno in tempo a finire il discorso che il loro viaggio subisce una brusca battuta d’arresto: i nostri due protagonisti trovano un incidente in autostrada e sono costretti a fermarsi, per poi ripartire procedendo a passo d’uomo per vari chilometri.

Dopo circa un’ora che le auto si muovono più lentamente di una lumaca, il bambino sbotta: “A me questa vacanza fa schifo. Voglio tornare a casa!”.

Il padre prima consola il figlio, poi prende in mano la situazione ed esce dall’autostrada per aggirare l’incidente.

Lungo la deviazione i due passano vicino al lago di Garda. Il bambino, vedendo dal finestrino tutta quell’acqua, esclama con entusiasmo: “Siamo arrivati! Siamo arrivati! Siamo arrivati!”.

Il padre però, anche se dispiaciuto di dover dare un’altra notizia del genere al figlio, gli risponde: “No! Mi spiace, quello è solo un lago, non è il mare dove siamo diretti noi.”

Il bambino ci rimane male e pianta il muso perché non capisce la ragione del proseguire oltre: in fin dei conti anche lì c’è dell’acqua.

Nonostante i capricci del figlio, il padre ha continuato a guidare e l’avventura in macchina è proseguita senza soste.

Dopo un altro paio d’ore di macchina il bambino è sempre più arrabbiato, ma entrando nella provincia di Venezia avvista dal finestrino una grande distesa d’acqua e decide di rivolgersi al padre per chiedere: “Quello è il mare?”.

Al che il padre risponde: “Sì, quello è il mare”.

“Allora siamo arrivati?” chiede il bambino.

“No, mi spiace, noi siamo diretti all’aeroporto” risponde il genitore.

“Ma come?” esclama il figlio, e con tono incredulo aggiunge: “Ma qui c’è il mare, perché dobbiamo prendere un aereo?”.

“Perché il mare a cui siamo diretti noi non può essere raggiunto in auto”.

A questo punto il bambino scoppia in lacrime e gridando si lamenta di ogni momento di viaggio, di suo padre che non lo lascia fermare in un posto divertente qualsiasi e lo obbliga a procedere restando fermo sul sedile. Ma il genitore non demorde, e anche se con difficoltà, alla fine riesce a motivare il piccolo ad imbarcarsi sull’aereo.

Il viaggio riparte dall’aeroporto di Venezia e i due iniziano a sorvolare il mondo. Il bambino passa tutto il tempo a guardare dal finestrino e vede molti mari: l’Adriatico, il Tirreno, il mare del Nord, l’Oceano atlantico e ogni volta chiede al padre: “È questo?”.

Ma la risposta purtroppo è sempre: “No. Devi avere pazienza”.

Preso dallo sconforto e dopo una decina di ore di volo passate a guardare dal finestrino, il bambino si addormenta.

L’aereo atterra mentre il piccolo sta ancora riposando e il viaggio, dopo un altro paio d’ore di pullman, finalmente giunge al termine. Il padre prende in braccio il figlio e lo porta in spiaggia. Una volta lì lo sveglia dicendogli: “Eccoci! Questo è il mare della nostra vacanza!”.

Il bambino sente i piedi che affondano in una sabbia finissima e capisce che è qualcosa di fantastico e di mai provato. Quando apre gli occhi e vede le palme verdi che ondeggiano al vento, la sabbia bianca come neve e il mare azzurro smeraldo dei Caraibi, rimane letteralmente senza parole.

Di fronte a così tanta bellezza in un istante capisce il senso del viaggio. E la storia finisce con padre e figlio che si tuffano con gioia nel mare dei Caraibi.

 

Ogni obiettivo importante che ci si dà nella vita è simile a questa storiella

Quando ti poni un obiettivo ambizioso, ciò che occorre fare all’inizio è sempre controintuitivo, specialmente se non l’hai mai fatto prima.

Come nella storiella, lungo il viaggio affronterai delle difficoltà e starai peggio di come ti saresti sentito se fossi rimasto a poltrire sul divano.

Se osservi bene, noterai che la maggior parte delle persone si arrende lungo la strada, perché se la meta è ambiziosa, è praticamente impossibile non incontrare delle difficoltà.

Quando si è all’inizio e lontani dal punto di arrivo, è difficile capire il senso di quello che si sta facendo, e specialmente se non lo si è mai fatto prima, è facile che succeda una di queste tre cose:

 

  • arrendersi di fronte alle difficoltà;
  • perdersi imboccando la strada sbagliata;
  • rimanere bloccati in un incidente.

 

Questo è il momento in cui è più utile una guida, perché le difficoltà ci saranno sempre, e avere qualcuno vicino, ti aiuterà non solo a raggiungere la meta, ma anche a evitare che le tue emozioni prendano il sopravvento.

Anche il viaggio nel mondo delle arti marziali è molto simile a questa storiella. Il punto di arrivo non c’entra nulla con il punto di partenza, e la strada è sufficientemente lunga, perché le persone perdano la speranza prima del traguardo.

La ricompensa finale vale ogni singolo sforzo, ma in pochi ci arrivano, e più del 90% dei marzialisti si arrendono nei primi tre anni di pratica.

C’è chi, come nell’esempio di prima, quando incontra il primo imprevisto (l’incidente stradale) decide di mollare e tornare indietro. C’è chi si accontenta del lago di Garda. C’è chi si fa bastare il mar Adriatico. E poi c’è una piccolissima élite di guerrieri che ha la perseveranza per arrivare a nuotare nel mare dei Caraibi.

Lo so che è dura, e che arrendersi è sempre la strada più facile, ma a meno che tu non sia incappato in un insegnante disonesto, devi avere la forza di resistere, altrimenti rischierai, pur essendoti messo in viaggio per i Caraibi, di aver visto solo l’autostrada.

 

 

Scopri i maestri disonesti

 

Non arrenderti e non accontentarti:

Per quello che mi riguarda, ogni grande Maestro e ogni grande Uomo che ho incontrato mi ha trasmesso quest’idea, se c’è una qualità che nella vita merita di essere allenata quotidianamente, è la perseveranza.

Nulla di grande può essere costruito da un giorno all’altro, e se vuoi essere un vero Guerriero, devi imparare a perseverare.

Per concludere, ti lascio con le parole di qualcuno molto più saggio di me, conosciuto come il Buddha:

 

Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla sua perseveranza. 

 

 

P.S. questa storiella la trovi anche qui (link). Non fa parte del libro ma l’ho aggiunta nelle ultime 4 pagine come bonus perché sebbene il testo tratti dal punto di vista scientifico l’efficacia nella Difesa Personale, una volta capito cosa e come studiare, la perseveranza è la virtù più importante da acquisire.

 

 

 


“oggi sii umile, sorridi e allenati perché presto sarà già domani”

Alla prossima
Enrico Luciolli