Perché il marketing ha ucciso il 70% delle arti marziali tradizionali.

Un buffet a base di arti marziali

Una delle più grandi fregature è non capire i propri punti di forza e i propri limiti…

…e questa consapevolezza si applica anche alle arti marziali.

 

Verso la fine del secolo scorso, combattimento sportivo e difesa personale, sembravano la nuova moda nel mondo delle arti marziali.

Molti maestri e molte federazioni (anche a livello mondiale), vedendo che i corsi di tradizionale iniziavano a vuotarsi, hanno avuto la brillante idea di salire con un piede sul nuovo carrozzone per sfruttare l’ondata della moda.

Non importava se una specifica arte tramandava la cultura, la filosofia e le tecniche del Giappone feudale, della Cina del periodo Ming, del Vietnam ai primo del 900, ecc…

…dato che combattimento sportivo e difesa personale sembravano importantissimi per vendere…

…tutti volevano averne almeno uno ad ogni costo.

 

Il Découpage e il combattimento sportivo.

Non so se hai mai visto il combattimento sportivo del Karate, del Kung Fu, del Viet Vo Dao, del Silat ecc. ma penso che non occorra un genio, per capire che sono stati attaccati lì in modo posticcio.

Ti sfido per esempio a trovare punti di contatto seri tra i Lu (le forme) del Kung Fu Shaolin tradizionale e il Sanda?

E’ molto più facile vedere punti di contatto tra la Muay Thai sportiva e il Sanda…

…infatti, molto spesso atleti di una delle due discipline finiscono per andare a combattere anche nell’altra…

…mentre non capita mai, per esempio, che gli atleti della Thai sportiva passino al Kung Fu Tradizionale con la stessa facilità dato che le due cose non si assomigliano affatto.

Il Sanda è palesesemente un tentativo di marketing da parte della Cina per riportare l’attenzione sul Kung Fu e attrarre le persone interessate al combattimento moderno.

Il problema è che questa trovata non ha dato quasi nessun risultato di visibilità dal punto di vista del tradizionale e ha riscosso solo un modesto interesse nel mondo degli sport da combattimento.

  • Questa strategia di marketing non ha né migliorato l’affluenza dei corsi di Kung Fu tradizionale né lanciato il Sanda nell’Olimpo delle discipline preferite dai combattenti.

La maggior parte degli atleti interessati a quel tipo di combattimento (a parte in Cina dove ovviamente il nazionalismo è molto forte) lo snobba e preferisce la Muay Thai… come dire: preferisce l’originale al clone (o quanto meno preferisce la disciplina leader di mercato).

P.S. Questa è solo una analisi di mercato e non un analisi tecnica per dire quale delle due arti è meglio.
P.P.S. Oggi il Sanda, grazie anche al fatto di essere stato promosso da una nazione potente come la Cina, ha assunto una sua specifica identità. E’ un vero e proprio sport da combattimento, tant’è vero che molte palestre anche in Italia lo insegnano come un’arte a se stante e non cercano più di infilarlo a caso tra una forma e l’altra di tradizionale… anche se purtroppo però, questo non succede ancora dappertutto.

 

L’esempio l’ho fatto sul Kung Fu ma è chiaro che, più o meno lo stesso discorso, vale per il Viet Vo Dao, il Silat, il Karate e tutti quegli pseudo-tradizionali i cui combattimenti (palesemente molto diversi dalle forme degli stili tradizionali) non sono altro che una specie di Kickboxing.

Il risultato?

Chi vuole combattere nella stragrande maggioranza dei casi preferisce iscriversi ad uno sport da combattimento e non a uno stile tradizionale in cui si fa anche un po’ di Kickboxing (a volte perfino fatta male).

Chi invece tra un pubblico adulto cerca uno stile tradizionale oggi, di solito tende a preferire le scuole che hanno conservato nel tempo una linea di insegnamento veramente tradizionale rispetto a quelle che hanno manomesso l’arte per infilarci dentro un po’ di tutto.

Numeri alla mano è evidente che i corsi che non sono ne carne ne pesce, oggi sono molto meno frequentati dei corsi specialistici.

 

La trappola della difesa personale

Se il combattimento sportivo non ha di certo giovato alle diffusione delle arti tradizionali, con la difesa personale secondo me è andata anche peggio.

Prendi delle tecniche fuori dal tempo cerca di insegnarle in fretta e furia a persone senza motricità ed otterrai dei corsi efficaci e utili come una bicicletta con le ruote triangolari.

Purtroppo però l’idea di fare soldi facili era troppo allettante…

…e così tante scuole non hanno saputo resistere!

Alla fine, la difesa personale, rispetto al combattimento sportivo, è un concetto più fumoso ed è abbastanza semplice inserirla a caso da qualche parte.

Alcune scuole si sono limitate a scrivere sul volantino “difesa personale” ma più o meno insegnavano le stesse cose di prima.

Altre hanno aggiunto qualche tecnica qui e là di presunta difesa personale all’interno dei programmi.

E altre ancora hanno semplicemente rimpacchettando tecniche del tradizionale in corsi di poche ore, magari per donne, così che l’inutilità di questi corsi fosse meno evidente.

Il fatto è che comunque la si voglia vedere è stata una trovata del cavolo.

In cambio di qualche soldino nel breve periodo i corsi di tradizionale hanno attratto gente non interessata all’aspetto motorio/culturale/filosofico di quello stile ma solo persone alla ricerca di risultati facili e veloci…

…cioè l’esatto contrario del pubblico che dovrebbe mettere piede in una palestra di tradizionale.

Per non parlare poi della perdita di credibilità che queste scuole hanno avuto mercificando in modo così commerciale la loro disciplina.

Pensaci:

  • Se dici di tramandare l’originale arte dei samurai ma poi cerchi di rivenderti come maestro di difesa personale…
  • Se ti metti a insegnare, non l’arte che hai studiato per anni ma quello che secondo te potrebbe funzionare per strada, pur avendo pochissima esperienza in questo campo e basandoti solo sul tuo giudizio o al massimo su un programma federale che hai studiato in uno stage di un giorno o due (dal dubbio valore)…
  • Se il volantino della tua palestra sembra quello di un centro commerciale e proponi prevalentemente corsi di difesa personale per donne, bambini, e persone inadatte all’attività sportiva…
  • Se ti svendi in corsi di poche lezioni attirando nella tua palestra solo chi vuole tutto e subito senza impegnarsi…

…dimmi: secondo te quanto tempo credi che passerà prima che queste cose ti si rivoltino contro?

 

Come sempre…chi troppo vuole nulla stringe!

 

Il bello del tradizionale è proprio l’approccio motorio mescolato alle tradizioni culturali di un popolo in un certo periodo storico.

Attaccare lì, tecniche di difesa personale o combattimento, tanto per cavalcare l’onda, ha impoverito enormemente le scuole di tradizionale che lo hanno fatto…

…lasciando il più delle volte il peggio delle tre.

 

Per dirla con altre parole è come se in Italia alcune scuole di pallavolo avessero introdotto anche un po’ di calcio all’interno delle normali ore di allenamento, dato che da noi è uno sport che va molto più di moda…
…e magari anche un po’ di basket giusto per attirare in palestra anche quelli a cui piace tirare a canestro…
…e tutto nello stesso corso e nella stessa ora di allenamento, tenuta sempre dallo stesso insegnante di pallavolo…

…la vedi la pazzia di tutto ciò?

 

 

Per fortuna c’è anche chi ha resistito.

Grazie al cielo non tutte le palestre hanno ceduto alla moda o alle pressioni delle varie federazioni ed esistono ancora, anche in Italia, scuole di maestri molto preparati e che insegnano in modo tradizionale.

Cedere alla tentazione è sempre la strada più facile, ed è per questo che ho un enorme stima per tutti quei maestri coraggiosi che invece di piegarsi alle mode, si impegnano quotidianamente per portare avanti con serietà e passione il proprio stile senza cercare di riciclarsi.

Fare tradizionale, infatti, per me significa viaggiare nel tempo ed entrare in contatto con culture e filosofie del passato attraverso una bellissima esperienza motoria.

Quest’esperienza ha un valore a prescindere dall’applicabilità delle tecniche in un contesto moderno.

Togliere al tradizionale il radicamento culturale e geografico per innestare qualcosa di moderno e globalizzato è un danno per la collettività.

Sarebbe come riadattare il Colosseo alla meno peggio per provarne a fare un palazzetto dello sport.

Sì, forse sarebbe più moderno e utile a fini pratici ma così facendo si getta nel cesso l’unicità del Colosseo per fare qualcosa di standardizzato e globalizzato.

Il modo per far sopravvivere il tradizionale è valorizzare i punti di forza della specifica arte.

Scopri i maestri disonesti

 

 

Se vuoi fare tradizionale è molto meglio andare da un maestro che ti insegna il tradizionale nell’ora del tradizionale.

Nella mia scuola, per esempio, si insegna il Kung Fu ma nessuno degli insegnanti direbbe mai ai ragazzi che lo Shaolin serve per la difesa personale e gli allievi non fanno combattimenti tipo Kick Boxing nell’ora di Kung Fu Shaolin.

Se vuoi combattere in modo sportivo o difenderti ci sono corsi pensati apposta per quello.

Il Kung Fu è bello perché è Kung Fu, cosi come il Karate, l’Aikido, il Viet Vo Dao, il Silat, ecc ognuno ha la sua unicità ed è quella che va valorizzata!

 

 

La specializzazione è la chiave del successo.

Chiediti: Preferirei farmi operare al cuore da un cardio chirurgo che fa quello con professionalità tutti i giorni o da un tizio che più o meno sa come si opera al cuore ma che di solito però fa il veterinario e su un umano non l’ha mai fatto prima?

Non so te ma io quando voglio qualcosa di fatto bene cerco uno specialista.

Sebbene la logica suggerisca di non rivolgersi a qualcuno che fa di tutto un po’, ancora oggi esistono o nascono corsi nel mondo delle arti marziali che propongono il 3 in uno (pallavolo/basket/calcio) nella stessa ora.

Questi corsi non hanno molto successo, ma comunque riescono sempre ad attirare qualcuno.

Le persone vengono attirate dall’idea di fare un grande affare.

La strategia di marketing di questi corsi è basata su un presunto risparmio.

Il messaggio che queste scuole comunicano è: paghi un corso solo ma in realtà te ne faccio fare tre.

…e per certi consumatori il risparmio è un leva potentissima.

 

I corsi “tradizionale – combattimento – difesa personale tutto in uno” e lo spettro del risparmio.

Comprare un aggeggio analogico che fa 10 cose insieme a volte è una strategia per risparmiare.

Tuttavia di solito per avere il massimo della qualità è meglio acquistare 10 oggetti separati ognuno specifico per la sua funzione.

E se si tratta di formazione questa cose è mille volte più vera.

Questi corsi di arti marziali pseudo/tradizionali (che hanno dentro un po’ di tutto) sembrano sulla carta più convenienti dato che paghi un corso solo invece che 2 o 3 corsi specialistici.

 

Ma sei sicuro che ne valga la pena?

Ricordati che chi frequenta un corso specializzato avrà sempre una marcia in più rispetto al corso generalista che fa di tutto un po’.

E’ vero!
puoi spendere meno con quei corsi…

…ma le arti marziali mediamente in Italia sono comunque poco costose e se stai cercando di fare un corso del tipo ALL-YOU-CAN-EAT per risparmiare ti consiglio un altro sport, uno in cui magari la qualità della formazione non sia così importante.

Se invece hai gli occhi più grandi della bocca e vuoi tutto in un solo aggeggio purtroppo ho una brutta notizia per te: non sei uno smartphone e le arti marziali non sono app.

Sei un essere umano e per ottenere risultati duraturi (specialmente all’inizio della tua carriera) è meglio fare una cosa e farla bene piuttosto che provarne 10 diverse.

Le arti marziali sono lo sport più complesso a livello motorio che si possa fare, per cui farsi confusione all’inizio mescolando un po’ di forme antiche, un po’ di difesa personale, un po’ di combattimento tipo kickboxing, magari nella stessa ora, non mi sembra un’ idea geniale.

Se proprio lo vuoi fare, e hai sia il tempo che la disponibilità economica, allora ti consiglio di frequentare più corsi, ognuno specializzato nel suo campo.

 


“oggi sii umile, sorridi e allenati perché presto sarà già domani”

Alla prossima
Enrico Luciolli