I 3 motivi per cui dovresti finalmente indossare la camicia di ferro.

camicia di ferro


Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro…

…è partito il countdown che arrivati allo zero farà urlare a te, e a tutte le persone che hai intorno:

!!!Buon Anno!!!

I calici, pieni di spumante, stanno per sbattere festosamente tra di loro ed è il momento di esprimere i propositi per l’anno nuovo.

Questo è sicuramente un momento magico perché è carico delle aspettative di miliardi di persone e tutti, per almeno un momento, visualizzeranno una versione un po’ migliore di se stessi.

Purtroppo però, per alcuni, la magia del cambiamento dura davvero poco e già verso il tardo pomeriggio del primo gennaio è quasi tutto scomparso.

Non so se è mai successo anche a te di conoscere qualcuno che alla mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno esprime, più meno sempre gli stessi desideri?

cose del tipo:
mi metterò a dieta, mi iscriverò in palestra, smetterò di fumare, inizierò a risparmiare, riprenderò a studiare, mi iscriverò a quel corso, imparerò una lingua straniera, mi impegnerò di più, cambierò lavoro, cambierò partner, andrò a vivere in un’altra città, mi metterò a lavorare in proprio, ecc

…o forse conosci anche tu qualcuno che anche se non è l’ultimo dell’anno, quando lo incontri, ti parla sempre degli stessi progetti…

…o peggio ancora, che quando lo incontri ne ha sempre di nuovi…

…ma che poi puntualmente non conclude mai niente di nuovo e le sue restano anno dopo anno sempre e solo parole al vento.

Bè, non so te… ma a me capita spesso di incontrare persone così.

Dicono a parole di avere grandi intenzioni ma non fanno mai seguire a queste dichiarazioni dei fatti concreti.

Personalmente, sono giunto alla conclusione che una delle ragioni dei loro continui insuccessi sia da ricercare nel fatto che nessuno di loro indossava una bella camicia di ferro.

No, non sono impazzito e non ti preoccupare: tra poco ti spiegherò tutto…

…ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio.

 

Cambiare in meglio

Se parli con queste persone scoprirai che hanno sempre una scusa per non aver concluso nulla.

Una delle loro preferite, subito dopo dare la colpa a qualche fattore esterno che non potevano controllare, è che hanno cambiato idea e in realtà non lo vogliono più davvero perché altrimenti lo avrebbero già realizzato.

La verità invece è che molti di loro, specialmente quelli che cambiano progetti ogni altra settimana continuano a fallire proprio perché credono che il successo sia solo una questione di motivazione.

 

Ma è davvero così?

Cambiare la propria vita, è solo all’apparenza una questione astratta, perché sebbene il desiderio iniziale sia un pensiero intangibile, per far si che il cambiamento si manifesti anche nel mondo reale, servono azioni concrete.

Ed è qui che la maggior parte della gente fallisce.

Il segreto del successo, infatti, non risiede solo nell’essere molto motivati.

Perché?

Semplice!
Perché pensare che per avere successo serva solo essere molto motivati è come credere che per fare una torta serva solo dell’ottima farina.

Un ingrediente da solo, per quanto buono sia, è sempre troppo poco per fare una torta.

Si è vero, la farina è importante ma senza gli altri ingredienti come per esempio latte, uova, zucchero ecc. o senza gli strumenti necessari, come per esempio un forno, una pentola, un mestolo ecc.: la farina resterà sempre e solo farina.

Quando si hanno tutti gli ingredienti e tutti gli strumenti basta anche una farina mediocre per produrre una torta migliore di quella che si riuscirebbe a realizzare per contro possedendo solo la farina migliore del mondo.

Infatti a volte, le persone hanno sì una grande motivazione ma falliscono lo stesso semplicemente perché non hanno né tutti gli ingredienti né tutti gli strumenti necessari al successo.

Uno degli ostacoli che tutte le persone incontrano nella realizzazione delle azioni concrete che servono per mettere in atto il cambiamento: si chiama dolore.

Ogni progetto, ogni cambio di stato, ogni sacrificio e ogni rinuncia porta con sé un po’ di dolore e la verità è che la maggior parte delle persone è semplicemente incapace di gestire questa cosa.

Facciamo un paio di esempi:

Immagina una persona che vuole smettere di fumare.

Nel momento in cui spegne l’ultima sigaretta, inizierà a provare del dolore a causa dalla dipendenza da nicotina.

Dopo un po’ questo crescerà e se né il corpo né la mente sono abituati a gestirlo è molto probabile che questa persona non riesca davvero a smettere di fumare.

La voglia di smettere magari c’è ma se questa persona non ha la forza per gestire il dolore connesso alla realizzazione di questo desiderio non sarà mai in grado di restare salda nella propria decisione.

In un altro esempio possiamo immaginare una persona che vuole realizzare un qualche progetto.

Se questo è un minimo strutturato probabilmente occorrerà dedicare del tempo allo studio e agli esercizi.

Pensa per esempio a chi vuole imparare una nuova abilità informatica, a suonare uno strumento, una lingua straniera, ecc.

Se questa scelta non è un obbligo, ma è demandata solo alla sua volontà, allora, la persona dovrà essere in grado di mettere a frutto il proprio tempo libero.

Dovrà essere in grado di gestire il dolore che si prova nel passare da uno stato di piacevolezza, come magari guardare la TV, curiosare su internet o andare fuori con gli amici, alla necessaria concentrazione che occorre per sviluppare un progetto o per studiare.

Questo dolore porta le persone spesso a rimandare a un momento in cui saranno più motivate…

…ma difficilmente questo momento arriverà.

Ecco perché molti rimandano i propri progetti o addirittura se non vengono mai messi alle strette li rimandano così a lungo da fallire nell’impresa.

Il problema, non è il fatto che queste persone non capiscano l’importanza di un gesto o la nocività di una certa abitudine e nemmeno che non desiderino il cambiamento…

…il problema è che non riescono a gestire il dolore connesso al carico di lavoro necessario per portare il tutto a compimento.

Gli esempi che si potrebbero fare sono davvero molti ma mi fermo qui perché sono certo che tu abbia afferrato il senso delle mie parole.

Imparare a gestire il dolore e imparare a ignorarlo al fine di realizzare qualcosa di grande è quindi fondamentale.

Una persona potrebbe essere anche poco motivata, ma se riesce a gestire tranquillamente lo sforzo connesso al risultato che vuole ottenere è chiaro che arriverà al successo più semplicemente di chi, seppur molto motivato, non riesce a gestire quella sofferenza.

Ma come fare per acquisire questa abilità?

Probabilmente il metodo migliore è quello di imparare a resistere a fatica e dolore direttamente sul campo.

Molte persone, infatti, vivono esistenze particolarmente impegnative e tra queste quelle più adatte alla sopravvivenza sviluppano quasi autonomamente la giusta capacità di gestione del dolore.

Tuttavia, questo metodo pur essendo eccellente quando funziona, non garantisce comunque che il 100% delle persone ne escano più forti…

…anzi…molte vengono spezzate da queste vite particolarmente tempranti.

Personalmente quindi, non consiglierei a nessuno di vivere una vita particolarmente dura, fatta magari di tragedie, lutti e privazioni solo per sperare che questo aiuti loro a temprare il carattere…

…augurerei invece a tutti di vivere una vita piacevole e ricca di benessere, trovando dei modi alternativi e meno invasivi per imparare a essere più forti.

Il mio consiglio va quindi a quello che secondo me è il secondo modo migliore per imparare ad agire nonostante il dolore…

…e cioè una buona pratica marziale.

Sono certo, infatti, che un buon maestro di arti marziali possa dare all’allievo tutti gli strumenti per imparare a gestire il dolore…

…senza dover per forza fargli vivere una vita particolarmente difficile.

 

La Camicia di Ferro

Nel penultimo articolo abbiamo parlato di combattimento…

…e quello è un ottimo esempio di come si può imparare ad agire nonostante il dolore.

Oggi però, ti voglio parlare di un altro aspetto ancora più specifico per rinforzare il tuo spirito.

Si chiama condizionamento ed è fondamentale in ogni arte marziale che si rispetti.

Esistono nelle varie arti molti nomi per indicare il condizionamento e uno che a me è sempre piaciuto molto prende il nome di: camicia di ferro.

Anche se la questione è chiaramente più complessa di così, per brevità in questo articolo mi limiterò a descrivere la cosa solo per sommi capi…

…e il succo del discorso è che un marzialista condizionato è come se indossasse una camicia di ferro in grado di proteggerlo dal dolore dei colpi come un’armatura.

 

Ma cos’è il condizionamento?

E’ il tuo personale vaccino contro il dolore.

Grazie a piccole dosi di dolore correttamente somministrate le tecniche di condizionamento rinforzano il tuo corpo e alzano la tua soglia del dolore.

Il corpo, infatti, è una splendida macchina adattiva:

quando lo alleni correttamente, lui risponde agli stimoli diventando più performante.

  • Se fai bene potenziamento diventerai più forte.
  • Se fai bene stretching diventerai più flessibile
  • e se fai bene condizionamento diventerai più resistente ai colpi e al dolore.

Questa consapevolezza si applica sia alle abilità fisiche sia a quelle mentali.

Per esempio nei miei corsi, per favorire lo sviluppo trasversale di quest’abilità la maggior parte degli esercizi operano contemporaneamente su entrambi questi aspetti come puoi leggere anche nelle numerose testimonianze lasciate dai miei allievi (che trovi sia nell’articolo precedente che sul sito della mia palestra qui e qui.)

 

Un pomodoro non può maturare né al buio né con la fiamma ossidrica

Per ottenere dei veri risultati occorre una buona conoscenza dell’argomento e soprattutto occorrono pazienza, impegno e costanza.

Non basterà dare un solo pugno a un sacco per rendere la pelle della mano più forte.

Colpirlo troppo o troppo spesso prima che il tuo corpo sia pronto a seguirti distruggerà le tue mani.

Farlo nella maniera sbagliata significa:
non ottenere nessun beneficio a causa di un allenamento troppo blando o deformare il proprio corpo con calli, cicatrici, infiammazioni croniche ed esostosi a causa di un allenamento troppo duro.

Il condizionamento, infatti, non va bene in assoluto e occorre saggezza nella pratica perché se piccoli traumi nei posti giusti possono rinforzare il tuo corpo è vero anche che la maggior parte dei traumi lo indeboliscono, lo consumano o lo distruggono.

 

Ok, interessante questa cosa che dici del condizionamento… 

…ma se è così efficace per migliorare i risultati anche nella vita di tutti i giorni come mai non tutti i marzialisti sono delle persone di successo?

le ragioni sono molte.

Primo: La mente e il corpo devono crescere assieme.

La conquista delle abilità fisiche deve sempre essere accompagnata da un aumento della propria consapevolezza altrimenti si finisce per diventare solo delle ottime macchine da guerra perfette per eseguire ordini ma troppo stolte per dare un vero significa alla propria esistenza.

Secondo: mappe sbagliate portano a scavare per cercare il tesoro nel punto sbagliato.

Per cui se chi ti guida non è in minima parte egli stesso una persona saggia, efficace, risoluta, pacifica e tecnicamente competente come puoi sperare che ti possa aiutare?

Terzo: un’esperienza senza la giusta guida produce risultati casuali.

Ne abbiamo già parlato nel penultimo articolo sul combattimento, per cui, se non ti è chiaro a cosa mi riferisco, puoi andare a rileggerlo cliccando qui.

Quarto: come per l’esempio della torta di prima, il condizionamento è solo una delle variabili e per produrre qualcosa di buono occorre mescolare saggiamente questo ingrediente insieme a molti altri.

Esistono ovviamente anche altre ragioni ma per ora credo che queste possano bastare per darti un’idea di massima.

P.S. restando in tema: se cerchi come stare alla larga dai maestri sbagliati leggi anche la guida rapida e gratuita che ho preparato per te cliccando sul banner qui sotto.

 

Scopri i maestri disonesti

 

Per vincere una gara non occorre che tu sia una persona migliore, basta solo che tu sia più forte del tuo avversario.

Imparare a condizionare il proprio corpo e la propria mente è una delle abilità che un guerriero dovrebbe apprendere durante l’allenamento ma in molte palestre non si cerca di rendere le persone più consapevoli o più sagge ma solo di renderle più forti fisicamente in modo da far loro vincere una coppa, una cintura o una medaglia.

Non sto dicendo che la gara sia sbagliata e nemmeno che tutte le palestre che fanno agonismo siano così… anzi, questa mentalità si trova anche negli stili tradizionali o nei corsi di Difesa Personale per cui, ciò che voglio dire è :

Se vuoi ottenere di più per te stesso…

…e magari desideri dei benefici che superino il mero aspetto fisico…

…e se cerchi dalla pratica marziale delle abilità che ti siano utili anche nella tua vita di tutti i giorni ti consiglio di investire un po’ di tempo nella ricerca di un buon maestro.

La perfezione non è di questo mondo e anche un maestro di arti marziali è un essere umano e non certo una divinità… ma nella sua finitezza e pur con i dovuti limiti…

…un buon maestro di arti marziali dovrebbe essere un modello educativo positivo che invogli le persone a diventare come lui e se possibile anche meglio…

… dovrebbe essere una persona saggia, solare, efficace e risoluta che percorre una via di pace anche se possiede tutti gli strumenti per essere letale.

Per diventare un guerriero efficace hai bisogno di qualcuno che ti aiuti a trovare i tuoi veri limiti.

Proprio come suggeriva la sfinge “conosci te stesso!” è il primo passo per iniziare la strada verso il successo.

Solo quando capisci dove sei e quali sono i tuoi veri limiti puoi iniziare a pianificare con successo come arrivare alla meta che ti sei prefissato e per far crescere il proprio corpo senza distruggerlo occorre innanzitutto imparare a riconoscere i propri limiti.

Quest’operazione non è così facile è può costarti anche decine di anni senza l’aiuto di una guida esterna che abbia a cuore i tuoi interessi.

Infatti, non so se ci hai fatto caso anche tu, ma le persone abbandonate a se stesse tendono di solito a incastrarsi in due situazioni tipo.

Ci sono coloro che fissano i propri limiti molto prima di dove in realtà sono e coloro che li fissano troppo lontano.

Il primo gruppo non fa altro che lamentarsi e spesso non trova nemmeno la forza per partire mentre il secondo si fionda impreparato nelle nuove avventure finendo il più delle volte per distruggersi con le proprie mani.

Un buon maestro ha quindi il compito prima di tutto di aiutarti a conoscere meglio te stesso e i tuoi limiti per farti applicare questa consapevolezza all’allenamento.

 

In conclusione

Imparare a gestire il dolore è una capacità fondamentale perché chi non è in grado di farlo fatica a mettere in atto quei cambiamenti importanti che servono per migliorare la qualità della propria vita.

Chi scappa troppo dal dolore ha una pessima strategia perché purtroppo questa è una componente ineliminabile della vita.

Non si può vivere di solo piacere e chi lo ricerca in modo ossessivo o chi è così debole da non riuscire a gestire nemmeno il dolore insito nella vita di tutti i giorni, non solo soffre moltissimo ma non è raro che addirittura finisca per abusare di alcool, medicine, e droga perché queste sono spesso la soluzione più facile per scappare in cerca di un mondo utopico fatto di solo piacere.

Auguro quindi a tutti coloro che stanno cercando di diventare delle persone migliori e più efficaci di trovare, con l’aiuto di un buon maestro di arti marziali, la via per rinforzare attraverso l’allenamento il proprio corpo e la propria mente…

…in modo da poter così indossare anche nella vita di tutti i giorni la propria camicia di ferro.

 


“oggi sii umile, sorridi e allenati perché presto sarà già domani”

Alla prossima
Enrico Luciolli